India: uno stabilimento impegnato

L'Oréal India è destinata a essere uno dei principali elementi a sostegno della crescita del Gruppo: nei prossimi 10 anni si prevede infatti un fatturato quadruplicato. In base alle previsioni, lo stabilimento di Pune garantirà un'espansione rispettosa dell'ambiente.

Stabilimento di Pune
Stabilimento di Pune
  • Con una popolazione giovane e un'economia in piena espansione, l'India è un mercato di oltre 1 miliardo di abitanti per L’Oréal.

    L'India è la decima economia più potente al mondo e, in base alle previsioni del Fondo monetario internazionale, dovrebbe continuare a crescere del 7-8% all'anno entro il 2016. Diversamente da molti Paesi emergenti in cui la crescita è legata alle esportazioni, in India l'elemento trainante è rappresentato dalla domanda interna. Nel 2011, secondo la Banca Mondiale, le spese delle famiglie rappresentavano il 58% del PIL in confronto al 34% della Cina. Nel 2005 la classe media costituiva il 4% della popolazione ma dovrebbe raggiungere il 19% nel 2015. Il mercato cosmetico interessa una popolazione giovane, urbana, cosmopolita e tradizionalmente esigente in termini di prodotti di bellezza. Per L’Oréal, rappresenta soprattutto un mercato di 1,2 miliardi di abitanti in cui la maggior parte dei prodotti viene distribuita attraverso piccoli negozi e generalmente confezionata in formati mini. Il Gruppo, il terzo sul mercato indiano, mira a incrementare il numero dei consumatori da 25 a 150 milioni entro il 2020. La sfida risiederà nella gestione di questa espansione con una contemporanea riduzione dell'impatto ambientale.

Lo stabilimento di Pune ama le sfide. Dal 2004, anno della sua fondazione, ha praticamente quadruplicato il suo output e completato il suo terzo ampliamento. Durante un periodo in cui l'India era più interessata alla crescita che all'ambiente, lo stabilimento di Pune era già un pioniere dello sviluppo sostenibile. Nel 2012 sono stati lanciati vari progetti per ridurne il consumo idrico, le emissioni di gas a effetto serra e la gestione dei rifiuti.

UN PIONIERE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

L’Oréal ha aperto il suo stabilimento di Pune, a meno di 200 km da Mumbai, nel 2004. Fin dal 2005 lo stabilimento ha ricevuto le certificazioni ISO 14001 e OHSAS 18001. Nel 2007 ha installato un impianto solare per il riscaldamento dell'acqua da 35.000 litri al giorno per il lavaggio dei contenitori. Nello stesso periodo, ha installato un'unità di vermicoltura in cui i lombrichi convertono una percentuale dei liquami chimici in compost.

"Lo sviluppo sostenibile è ormai diventato parte integrante della vita quotidiana in India" afferma Kushal Lokhande, direttore dello stabilimento di Pune. "L'ampliamento ci ha sensibilizzato sulla scarsità delle nostre risorse". Nel 2012 lo stabilimento ha prodotto circa 180 milioni di unità e l'impianto ha una capacità estendibile a 500 milioni di unità. Nel 2015, in linea con la strategia ambientale decennale del Gruppo (2005-2015), lo stabilimento dimezzerà le sue emissioni di gas a effetto serra, il consumo idrico per prodotto finito e i rifiuti generati per prodotto finito. "Si tratta di obiettivi estremamente ambiziosi" afferma Bin Wang, responsabile Ambiente, Salute e Sicurezza nella regione Asia-Pacifico. "Le iniziative già introdotte e le innovazioni lanciate nel 2012 dovrebbero però consentirci di raggiungerli".

TECNOLOGIE AVANZATE PER LA RACCOLTA DELL'ACQUA

"Una delle principali innovazioni nel 2012 è stata l'introduzione di un impianto per il riciclaggio dell'acqua" spiega Aditya Narayanan, project manager per lo Sviluppo sostenibile presso lo stabilimento di Pune. L'ottimizzazione dei cicli di pulizia aveva già ridotto il consumo idrico di circa il 30% tra il 2005 e il 2011. Per raggiungere l'obiettivo del 50% era però necessaria una vera e propria svolta. Il nuovo progetto di riciclaggio delle acque reflue lanciato nel 2012 ha rappresentato una reale innovazione tecnologica (vedere la grafica computerizzata a pag. 21) che ha restituito parte dell'acqua al circuito di consumo dello stabilimento. Alla fine del 2012, l'impianto riciclava 40-50 chilolitri d'acqua al giorno, circa il 15% dei requisiti dello stabilimento. Successivamente, l'impianto è riuscito a trattare 90 chilolitri di acqua, ovvero il 30% del suo consumo quotidiano.

Lo stabilimento dispone inoltre di un impianto di trattamento delle acque reflue con una capacità di 240 m3 al giorno, utilizzati per innaffiare i giardini dello stabilimento. Tutta l'acqua trattata dallo stabilimento è ora riutilizzata in loco.

  • Tecnologie avanzate garantiscono una gestione sostenibile della rete fognaria sanitaria e dello stabilimento di produzione a Pune. Spiegazioni.

    L'impianto per il riciclaggio dell'acqua, realizzato nel 2012, tratta sia le acque reflue domestiche che quelle utilizzate nei processi industriali avvalendosi di una tecnologia all'avanguardia. Da una parte, un bioreattore a membrana che purifica lo scarico di sostanze inquinanti attraverso una decomposizione biologica. Dall'altra, un sistema di ultrafiltrazione-osmosi inversa attraverso il quale l'acqua trattata è sottoposta a un'ulteriore purificazione, ovvero un filtraggio estremamente sottile. L'acqua raccolta è utilizzata nell'impianto idrico antincendio, per le applicazioni di raffreddamento e per innaffiare i giardini.

  • L'India è uno dei Paesi più ricchi in termini di risorse idriche con oltre 4.000 km3* di precipitazioni all'anno, ma secondo l'Organizzazione mondiale della sanità sta anche avendo problemi legati all'acqua e potrebbe un giorno trovarsi a fronteggiare carenze idriche. Il problema è principalmente causato dall'incremento del consumo nonché dalle difficoltà legate allo stoccaggio, all'utilizzo e alla distribuzione dell'acqua. Nel 2012 lo stabilimento di Pune ha implementato soluzioni per il riciclaggio dell'acqua che contribuiscono a preservare questa preziosa risorsa.

    * 1 km3 = 1.000 miliardi di litri.

UNA DUPLICE STRATEGIA PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS A EFFETTO SERRA

"Per raggiungere i nostri obiettivi di riduzione delle emissioni CO2", spiega Kushal Lokhande, "dobbiamo ridurre in ogni modo possibile i consumi e passare a fonti di energia rinnovabili". Nel 2012 lo stabilimento ha installato sul tetto pannelli Danpalon®. Questi pannelli traslucidi consentono il passaggio della luce ma non del calore. L'utilizzo di tale materiale ha eliminato l'esigenza di illuminazione elettrica durante la giornata senza sovraccaricare l'impianto di condizionamento dell'aria, riducendo quindi le emissioni CO2. Utilizzato presso alcuni magazzini e nella nuova unità di produzione, copre ora 460 m2 di tetto, circa il 10% del totale. Nel 2012, i pannelli Danpalon® hanno consentito un risparmio di circa 100.000 kWh.

In aree in cui non è stato possibile utilizzare le soluzioni Danpalon®, il personale dello stabilimento di Pune ha implementato un'altra innovazione sostitutiva. Questo progetto pilota consiste in “tubi di illuminazione” posizionati sui tetti. Il corpo interno di ciascun tubo è realizzato in materiale riflettente che dirige la luce all'interno degli edifici. Dal gennaio 2013, il personale dello stabilimento si è spinto ancora oltre sostituendo tutto il diesel utilizzato per i boiler con gas naturale, ottenendo in tal modo una riduzione delle emissioni CO2 dirette dello stabilimento.

"Tutti questi progetti sono importanti ma non saranno sufficienti" sottolinea Bin Wang. "Se desideriamo fare di più non esiste alternativa al passaggio a fonti rinnovabili di energia". Nel 2012 lo stabilimento di Pune ha pianificato il passaggio completando gli studi di fattibilità di due importanti progetti. Il primo progetto fornirà elettricità da un parco eolico situato a 400 km di distanza dallo stabilimento.

LO STABILIMENTO DI PUNE

  • Il 100% dell'acqua dello stabilimento è riutilizzato in loco
  • 100.000 kWh risparmiati grazie al miglioramento dell'illuminazione naturale dei magazzini


Stabilimento di Pune

Una tecnologia locale adeguata a trattare i rifiuti

Il terzo e ultimo obiettivo ambientale dello stabilimento di Pune è quello di ridurre i rifiuti. "Per generazioni, i coltivatori indiani hanno utilizzato la vermicoltura, che converte i rifiuti organici in compost, per fertilizzare le loro terre", spiega Aditya Narayanan. "Il problema è stato modificare questa tecnica per lavorare sui rifiuti chimici". Presso lo stabilimento di Pune, le sperimentazioni hanno avuto inizio nel 2007; nel 2012 la tecnica veniva utilizzata per trattare ogni mese 125 chilolitri di liquami liquidi, circa il 15% del totale. Si prevede di espandere il progetto ampliandone in futuro la capacità. Oltre agli esperimenti legati alla vermicoltura, nel 2012 lo stabilimento ha portato avanti il suo impegno a ridurre i rifiuti di carta e cartone. "I nostri fornitori sono consapevoli delle sfide, ma non riusciremo a convincerli a passare ad altri tipi di packaging da un giorno all'altro", afferma Kushal Lokhande.

La graduale integrazione dei fornitori garantisce il successo di un approccio allo sviluppo sostenibile.

Nel 2012 lo stabilimento ha iniziato a sostituire i contenitori in cartone con altri in plastica, che hanno una durata superiore e comportano una minore produzione di rifiuti. Con 7 grammi di rifiuti per ogni prodotto finito, lo stabilimento è già ben al di sotto della media del Gruppo, ma l'obiettivo di 2,6 grammi entro il 2015 sembra una sfida importante. Riuscire a convincere i fornitori ad adottare un approccio allo sviluppo sostenibile sarà un modo per garantire il successo.

  • Unità di vermicoltura, gestione dei rifiuti... Lo stabilimento di Pune aiuta i coltivatori locali a sviluppare alternative ecologiche ed economiche.

    Tre anni dopo aver lanciato un progetto di vermicoltura per riciclare i suoi liquami chimici, lo stabilimento di Pune ha deciso di fornire a un villaggio vicino la possibilità di beneficiare della sua competenza istituendo uno stabilimento per il trattamento dei rifiuti agricoli. Si tratta di un'equa ricompensa per una tecnica ispirata ai coltivatori locali. Il progetto, lanciato nel giugno 2011 e completato nel 2012, era mirato ad aiutare i coltivatori locali a produrre un proprio compost biologico a basso costo. Insieme a Inora, una ONG locale responsabile della formazione, lo stabilimento di Pune ha scelto venti donne del villaggio di Kalokhe Mala Dehugaon che, dopo essere state informate del progetto, desideravano essere coinvolte. L'unità di vermicoltura è fornita e gestita dagli abitanti dei villaggio sotto la supervisione di Inora e dello stabilimento di Pune. Il compost, prodotto dai lombrichi a partire dai rifiuti agricoli, ha sostituito le 8 tonnellate di fertilizzanti chimici utilizzate dagli abitanti. Questa alternativa ecologica ha aiutato i coltivatori a risparmiare 20.000 rupie in fertilizzanti nel corso dell'anno. Lo stabilimento di Pune sta progettando di estendere il progetto ad altri villaggi.

Il coinvolgimento del personale è fondamentale per il cambiamento

Contemporaneamente alle iniziative mirate a ridurre il suo impatto ambientale, lo stabilimento di Pune è riuscito a riunire il suo personale. "La maggior parte delle innovazioni legate allo sviluppo sostenibile proviene dall'interno dello stabilimento", afferma Ritesh Sharma, "e non dobbiamo dimenticare che spesso occorre modificare tecnologie e procedure importate da Paesi più sviluppati. Ottenere il coinvolgimento del personale verso tali progetti è fondamentale se desideriamo avere successo". Tutto il personale selezionato ha ricevuto formazione sullo sviluppo sostenibile e un "Green Team" multidisciplinare di trenta elementi incoraggia le iniziative: chiudere automaticamente i rubinetti nella mensa del personale quando non sono utilizzati, sensori di movimento per controllare l'illuminazione nel foyer e così via. "Piccole cose come queste sono molto importanti per sensibilizzare il personale", aggiunge Kushal Lokhande. "E ci aiutano a lanciare con successo progetti più grandi e importanti".


India in piena crescita